Quando si investono, ad esempio, 3.000 € su un collaboratore esterno, si acquistano le competenze verticali di quella specifica persona (ad esempio, un ottimo copywriter). Se il progetto richiede improvvisamente un’impaginazione grafica o una traduzione giurata, quel budget non è più sufficiente: l’azienda deve cercare un secondo freelance, raddoppiando i contratti e i processi amministrativi.
Il Service Editoriale, per sua natura, opera secondo un modello di internalizzazione delle competenze e saturazione della capacità produttiva:
- Con gli stessi 3.000 €, l’azienda non compra una persona, ma un pacchetto di ore/competenze diversificate.
- In quel budget, il service può allocare il 50% del valore sulla scrittura, il 30% sull’editing grafico e il 20% sulla correzione bozze finale, attingendo al proprio network interno di specialisti.
- Zero costi di selezione (recruiting): lo screening, il test e la contrattazione dei professionisti sono interamente a carico del service.
Dopo questo viaggio d’analisi durato tre tappe (qui la prima e la seconda parte), si arriva a una conclusione: la scelta efficiente per il CFO
Se l’obiettivo di un’impresa è l’ottimizzazione dei costi di produzione, il confronto non deve fermarsi alla riga di fondo del preventivo.
A parità di costo nominale con un collaboratore esterno, il service editoriale agisce come un moltiplicatore di valore:
- annulla i costi di gestione e di recruiting
- elimina il rischio di fermo produzione grazie alla ridondanza del team
- offre un ventaglio di competenze impossibili da trovare in un singolo individuo.
Per un Direttore Finanziario o un Editore, non è solo una scelta di convenienza operativa, ma una decisione di sana gestione del rischio aziendale.
